(VE L’AVEVO DETTO CHE NON MI SENTIVO BENE!)

 

3 atti

Personaggi:

 

ETTORE              «”madgon”» (mago), cartomante, medium, etc. etc.

ADELE                sua sorella

MAURA               signora di campagna

MAGGIORE          graduato dell’esercito in pensione

PIERA                 vedova

FILIPPO               figlio di Piera, giornalista

SERGIO               giovane perditempo a caccia di dote

CARLO               figlio, segreto, di Adele

UOMO                 maniaco con impermeabile (comparsa)

VECCHIETTA       (comparsa)

 

 

Ettore, il “preteso” mago, ha un avviato studio che condivide con la sorella Adele, alla quale, però,  riserva i compiti più umilianti. Oltre a quelli ordinari di pulizia, Adele deve occuparsi di tutta la preparazione dei ritrovati miracolosi spacciati dal “mago” e, cosa che più le pesa, in certe occasioni, fare “la voce dell’oltretomba” per quelle clienti che desiderano mettersi in contatto con i defunti.

I rapporti tra i due sono conflittuali causa una vecchia storia di cui Adele si vergogna e che serve ad Ettore per tenerla legata a sé, socia dello studio, ma con i compiti di cui si diceva. Ettore poi si definisce ammalato (non si sa di che) e minaccia  spesso che morirà  presto inascoltato.

I clienti del “grande mago” sono i più disparati con i problemi più diversi: Maura, una signora di campagna che cerca una soluzione ad un malanno poco dicibile; un ex maggiore dell’esercito che sente svanire le sue grandi e indefesse qualità amatorie; una vedova, Piera, che avrebbe bisogno di chiedere al marito un paio di informazioni che non ha potuto ottenere prima del decesso; un giovanotto senza arte né parte, Sergio,  che aspetta notizie mirabolanti (eredità in arrivo o matrimonio d’affari) dalle carte.    Sicché tra equivoci, voci oltre tombali non proprio a tempo, suoni inquietanti e presunte anime trapassate ciarliere, reazioni poco urbane di clienti truffati (come Filippo, figlio di Piera, che vuole aizzare una campagna di stampa contro la categoria dei maghi), il duo di imbroglioni vivacchia, fino  a quando Adele, irretita da Sergio - il cacciatore di dote - non tenta di emanciparsi dal fratello e prepara la fuga.

Il tentativo, condotto di notte, con Sergio che compare su una scala a pioli per far scendere Adele dalla finestra, non andrà a buon fine. Ettore li scopre nel corso di un’esilarante scena, ma   Adele, ormai più forte e meno succube, sfoga tutto il suo malanimo e nella discussione con fratello, lanciando maledizioni a dritta e a manca, scopre di avere -  lei e non Ettore -  grandi poteri.

Ettore ha un collasso.

Nel terzo atto, cambio di scena.

Siamo all’interno di un grazioso cimitero di campagna dove Ettore, grande mago, è sepolto.

Sulla lapide, Adele, ormai una donna nuova, ha fatto incidere, ironicamente, il motto preferito di Ettore: VE L’AVEVO DETTO CHE NON STAVO BENE!.

Nel cimitero - tra un uomo che la insidia, Piera e Maura che si trovano lì per caso e imbastiscono un tragico equivoco, Sergio che ritenta la sua ultima carta -  Adele incontra il figlio Carlo che le è stato sottratto alla nascita, in quanto figlio della colpa.

Con l’arrivo del maggiore, il terzetto Adele-Carlo- Maggiore si avvia verso l’uscita lasciando intendere un futuro equilibrato e sereno.

 

Questa commedia  è un po’ anomala rispetto alla solita produzione dialettale, perché ha un cambio di scena nel terzo atto, muore il protagonista e la scena si sposta in un cimitero.

Ma la sua forza è proprio in queste novità, che la fanno più moderna e meno scontata, arricchita com’è anche dagli innesti “tecnologici” di voci e suoni durante le sedute del mago.

Lo ricostruzione dello studio di Ettore con tutti i suoi paludamenti è anche una bella occasione per sfoggiare scena e costumi fantasiosi, non castigati nel solito interno-salotto.

 

Le scene sono spesso a due o a tre personaggi, per cui l’allestimento è più facile non essendovi momenti che comprendono troppi personaggi.