(PENSIONE  DISGRAZIA)

3 atti

Personaggi

 

PINEI                         Peppino, titolare della Pensione “Grazia”

GRAZIA                      sua figlia

VITTORIA                 “lucciola” anzianotta

CARLO                       perditempo

GIOVANNI                 contadino

PIERA                        sua moglie

NATALINA                figlia di Giovanni e Piera

IACAM                       Giacomo, borsaiolo

AGENTE                      poliziotto

UN SACERDOTE

UNA SIGNORA DISTINTA

 

Siamo negli anni ’50, in una piccola pensione (Pensione Grazia) nei pressi del Po, quindi in una zona un po’ periferica della città.

Il titolare, Pinei, gestisce da solo l’attività in quanto vedovo e mantiene gli studi della figlia, Grazia,  violinista, a cui è dedicata la pensioncina, nella speranza che possa avere, in futuro, una carriera migliore.

Nella pensione sono di casaVittoria, un’anziana prostituta costretta a stare sulla strada dalla legge Merlin e Carlo, un giovane ma intraprendente perditempo che amoreggia con  Maria Grazia all’insaputa del padre Pinei.

Una sera piovosa, arriva nellla pensione Giovanni, un contadino di una zona appena fuori città che, con una scusa, è riuscito a dormir fuori casa in modo da spassarsela in città. Carlo lo aggancia e lo porta a vivere “ di notte”.

Nel frattempo arriva Piera, bagnata fradicia, capitata lì per caso in seguito ad un grave fatto familiare: sua figlia  Natalina è scappata di casa perché incinta e  lei si è buttata all’inseguimento. Chiede ospitalità per la notte senza sapere che nello stesso luogo è presente anche il marito, Giovanni.

Poco più tardi, arriverà, in sordina, anche Natalina non sapendo dove andare dopo la fuga.

E così, si sviluppa l’intreccio, quasi come in un “albergo del libero scambio”, reso esilarante dalla presenza di personaggi come il sacerdote che deve presenziare al congresso il giorno dopo e non sa dove andare a dormire; Vittoria che entra spesso  per scaldarsi con un “cicchetto” ed esce subito per non perdere il posto;  Carlo e Giovanni che rientrano un po’ alticci e Giovanni tenta di sedurre una signora che altro non è che Iacam -  un borsiaiolo, sgusciato dentro la pensione per sfuggire ad un poliziotto, che lo insegue ed è deciso a prenderlo -    travestito da donna con i panni di Vittoria  per far perdere le sue tracce senza riuscirci; Natalina che viene trovata dai genitori sbalorditi.

Tra spiegazioni, chiarimenti, svenimenti e furberie varie, la matassa si dipana  e i nostri agricoli possono ripartire per la campagna , con Natalina che ha trovato  marito (il  vero responsabile!) con buona pace di Pinei che ha subito questo divertente assalto ed alla fine decide di….

 

“Pension Disgrassia” non è una commedia facile da spiegare.

Va letta, in quanto la varietà delle situazioni è tale, gli spunti di divertimento tali e tanti che non si possono citare tutti: basta da sola la scena del II atto in cui Giovanni, alticcio,  aggancia Iacam travestito facendolo oggetto d una corte pazzesca senza sapere che, nascosta da una poltrona, sua moglie Piera stava osservando  tutta la scena, fregandosi le agresti mani che poco dopo avrebbe scatenato contro il marito “fedifrago”.

 

La scena è fissa e rappresenta la “hall” – chiamiamola così – di una piccola ma onesta pensione di periferia, con insegna luminosa sulla porta, bancone, salottino per i clienti e grande televisore (uno dei primi).