(SEMBRAVA  COSI’ UN BRAVO RAGAZZO…)

3 atti

I personaggi :

 

GINO BRUSCHINI                      industrialotto “nostrano”

PINUCCIA BRUSCHINI             sua moglie

ENRICO BRUSCHINI                 loro figlio

ORESTE  BRUSCHINI                padre di Gino e nonno di Enrico

EVA                                                madre di Pinuccia

LIDIA                                             cameriera di casa Bruschini

MARIO GERVASI                        concorrente dei Bruschini

DORINA GERVASI                     moglie di Mario

M. GRAZIA GERVASI                 loro figlia, “amica”di Enrico

DON GIOVANNI                          prete (di famiglia)

ALDO                                             sindacalista

 

Un piccolo industriale di provincia – Gino Bruschini – manda il figlio Enrico a specializzarsi in Inghilterra al fine di affidargli, in futuro, la direzione dell’impresotta di famiglia dove si producono calze e mutande.

Spera anche nel contempo, il Bruschini, che Enrico lontano dalla sua città dimentichi una ragazza, Maria Grazia, figlia di concorrenti (e quindi nemici) della famiglia, per la quale “’l brav ragass”provava molta …troppa attrazione!

Tutto procede bene in casa Bruschini nonostante i gustosi battibecchi tra Pinuccia - moglie di Gino - , la rustica ma efficiente cameriera Lidia  ed il padre di Gino Bruschini, Oreste, signore vecchio stampo, fondatore della  lanciatissima “Bruschini & C”, implacabile critico dei moderni costumi familiari e della nuora Pinuccia (chiamata per scherno”la mé bella Genoveffa”).

Ma un giorno, arriva come un fulmine a ciel sereno la notizia che Enrico sta rientrando a casa, improvvisamente e senza anticipare motivazioni gettando nello sgomento in primis la madre (donna confusionaria e senza cultura dalle divertentissime gaffes) e poi tutti i componenti familiari.

Cosa sarà successo? Cosa ci sarà sotto?

Su questo interrogativo si costruisce  tutta la commedia  che vede, con l’arrivo di Enrico, “’l brav ragass” - che tanto bravo, poi, non risulterà – l’innescarsi di equivoci e colpi di scena tra continue rivelazioni ed impreviste conseguenze, fino all’inevitabile lieto fine.

 

Questa commedia, rappresentata per la prima volta nel 1979, ha avuto un immediato successo di pubblico e di critica.

Su un impianto abbastanza tradizionale, s’innesta una scrittura agile, leggera, sempre venata di un leggero humor, che esplode improvvisamente in grande divertimento grazie a situazioni comiche e a battute esplosive.

Importantissima, nella commedia, è la figura di Pinuccia, popolana “buona” arricchita, vero perno della commedia. Divertentissimi i suoi scontri con il suocero Oreste, con il marito Gino, le sue complicità con la madre, Eva, vedova due  volte,  che lei invita spesso a casa Bruschini aumentando così i contrasti all’interno della famiglia e quindi le situazioni ridicole.

Il problema di Enrico si snocciola all’interno di questo clan familiare provincialotto e caciarone dove trovano spazio anche Don Giovanni, prete di casa nella famiglia Bruschini, Aldo, un agguerrito sindacalista della fabbrica, Maria Grazia con i genitori Mario e Dorina ( gli odiati concorrenti!) , in un crescendo di  movimento e battute sino alla risoluzione finale che, come in  tutte le commedie del teatro leggero, mette d’accordo tutti.

 

La scena è fissa e rappresenta l’interno di una agiata ma pacchianissima casa borghese.